Tavolette a scuola, un altra os War?

Da diverso tempo sto seguendo la sperimentazione degli iPad nella mia scuola, e tengo corsi di formazione formazione proprio su questo tema.

Il tema che mi sta più a cuore di tutti non è tanto l’oggetto tecnologico in se, ma la rivoluzione didattica che l’utilizzo di tali strumenti sottende, e su questo scriverò presto un altro articolo.

Quello che vorrei approfondire qui è una questione più specifica, ma anche più urgente per chi sta progettando un’attività in questa direzione, ovvero quale prodotto sia meglio acquisire e quali software utilizzare.

Come spesso accade in altri ambiti (vedi la politica), noi italiani siamo soliti tifare per una fazione e se la cosa va benissimo con la propria squadra del cuore, quando si tifa per una tecnologia, i risultati sono spesso deleteri per tutti. Lo stesso atto di tifare implica il fatto che non si può essere oggettivi, la propria squadra del cuore la si tifa anche se non è la migliore!!

Ed è cosi’ che si ripropone la solita OS-war, la guerra tra i fans di un sistema operativo che era iniziata tra Mac e PC, poi con Linux, ora tra iOS (Apple) e Android (Google), che ovviamente è alimentata dalle rispettive case produttrici e dai mercati.

AppleVSAndroid

Come ha già fatto il carissimo Vittore, vorrei riproporre alcuni spunti di discussione e dare il mio parere su alcuni punti salienti.

iOS contro Android.

Facciamo anzitutto un po di storia: quando Apple lanciò il primo iPhone nel 2007, il sistema operativo si chiamava iPhoneOS, solo dopo il 2010, quando lanciò il primo tabletPC (iPad) ne modificò il nome in iOS e al momento attuale è installabile su tutti i prodotti: iPhone, iPad e iPad-mini.

Android è il nome dell’azienda nata nel 2003 e acquisita da Google nel 2005, che presentò il sistema (basato su Linux) al pubblico nel 2007, subito dopo il lancio del primo iPhone. Le case produtrici di telefoni erano così preoccupate dal futuro successo di Apple che si consorziarono praticamente tutte (escluso Nokia) nella OHA: Come a dire.. tutti contro Apple che non aveva mai prodotto un telefono! Da quel momento tutti i produttori adottarono la creatura di Google con un contratto che consentiva ad ognuna di prendere il codice sorgente da Google e di farne tutte le modifiche che volessero.

Ora, mentre Apple installa il proprio sistema operativo sul proprio telefono e sul proprio tablet, Android viene installato su praticamente tutti gli altri dispositivi di tutti gli altri produttori. Questo comporta un difficile ambito di paragone, sarebbe come paragonare un modello di una macchina, con il motore montato su decine di modelli diversi.

Per questo motivo oggi si può paragonare iPhone al Nexus, oppure al Galaxy S, come paragonare iPad al Galaxy Tab, ma non avrebbe senso paragonare due sistemi operativi senza tener conto dell’hardware sul quale è installato, soprattutto perchè i vari distributori che montano Android hanno un cosi’ vasto parco macchine che vanno da costosissimi modelli ultrapompati a dispositivi supereconomici da 99$.

Costi e prestazioni

Si dice spesso che Apple è più cara della concorrenza: quando si paragonano i costi è anche necessario paragonare oggetti di prestazioni equivalenti, posso paragonare due auto utilitarie, come due sportive come due Su;, dire che la macchina sportiva della Renault è più cara dell’utilitaria della Opel è un ossimoro, ma addirittura dire che un eventuale Renault che producesse solo macchine sportive è più cara della Opel, è decisamente errato.

Se si facesse un attenta e oggettiva analisi delle prestazioni si evincerebbe che paragonando dispositivi con prestazioni equivalenti, anche i prezzi sarebbero equivalenti, provare per credere.

Open source contro la chiusura di Apple.

Un altra fonte di opinioni disomogenee e disinformanti e confrontare un movimento (Open source) con un azienda.

Apple è un azienda che ha il suo obbiettivo dichiarato di fare soldi, e sempre di più. l’ open source è un meraviglioso stuolo di persone lungimiranti che ha dato vita moltissimi progetti aperti e collaborativi tra cui il famoso kernel Linux, rilasciato con una licenza meravigliosamente aperta quale la GPL.

Android è “basato” su Linux, ovvero possiede il nucleo principale dell’omonimo sistema operativo per computer e Google lo rilascia con la licenza Apache, approvata dall’ OSI, quindi può a buon diritto definirsi un software open source.

L’utente comune utilizza Android solo dopo l’acquisto di un dispositivo sul quale è preinstallato, ma la versione che utilizza non è l’originale prodotto da Google, è una versione modificata dal produttore che non viene più rilasciata sotto una licenza approvata come open source. Il risultato è che il sistema installato su tutti i dispositivi che acquistiamo in negozio non si può definire open source, tanto è che chi vuole smanettarci più di quello che il produttore ne consenta, deve procedere allo “sblocco” (jailbreak o rooting) alla stessa stregua di quello che si fa con i prodotti di Apple.

Tutt’altro discorso invece, la famigerata chiusura di apple nell’approvazione di app di terze parti. In entrambi i casi, gli sviluppatori firmano ed accettano un contratto di licenza che stabiliscono i criteri di ammissione delle app nei rispettivi negozi. Si può sicuramente dire che i criteri di Apple sono notevolmente più rigidi di quelli di Google, ad esempio la casa della mela entra anche nel merito dei contenuti, tipo nudità e volgarità, mentre i criteri di BigG sono solo in ambito di utilizzo corretto delle funzionalità.

La strategia di Apple ha l’innegabile svantaggio per l’utente, della censura unilaterale, che ha invece un vantaggio enorme in termini di protezione e stabilità del sistema. La strategia di Google da invece la possibilità a chiunque conosca il Java a di vedere la propria applicazione sullo store ufficiale, con lo svantaggio per l’utente di avere un appstore pieno di App inutili se non addirittura non funzionanti o malevole.

Legarsi le mani ad un unico produttore

Una delle sanissime regole sulla quale si basa la nostra società è la libera concorrenza, che crea merito e profitto tra i produttori e abbassamento dei prezzi per i consumatori. In un mercato di questo tipo quindi, è bene non legarsi troppo ad un unico produttore, e sicuramente Apple è una di quelle aziende che fa di tutto per tenersi ben stretta i propri utenti. Dall’altra parte Google non è da meno con il suo appstore, anche se poi ogni produttore cerca di attirare utenti al proprio brand, vedi Samsung o Amazon, con dei negozi di app alternativi a quello di Google. Essendo poi diverse le versioni compatibili con diversi tipi di telefono, ne deriva una frammentazione spesso fastidiosa specie in ambiente produttivo.

Le specifiche tecniche

Siamo abituati a classificare un oggetto dalle proprie specifiche: se devo comprare una macchina, prendo tutti i depliants e li confronto in base a criteri a me cari: Prezzi, cilindrata, consumi, oppure grandezza del baule, e quando compriamo un telefono, spesso usiamo lo stesso sistema. Anche i computer ci hanno abituato in passato (sempre meno) ad utilizzare gli stessi criteri: quanta Ram, quando disco, quanto è veloce il processore, eppure nei dispositivi ultramobili come smartphone e tablet, questo conta sempre meno.

Su un dispositivo touch, uno dei parametri importantissimi è la reattività dello schermo tattile, bastano 10 minuti di utilizzo per trovare frustrante un ritardo (lag) di decimi di secondo tra un gesto e l’altro sullo schermo. Altro parametro decisamente importante è la robustezza e la maneggiabilità, lo teniamo sempre in tasca o in una borsa, lo lasciamo su superfici più disparate e può cadere a terra più volte nella sua vita.La durata delle batterie è un fattore altrettanto determinante di scelta perchè ci può capitare di usarlo intensivamente per un lungo periodo di tempo.

Questi 3 fattori (ce ne sarebbero molti altri) sono poco inclini ad essere catalogati oggettivamente, mentre è più facile confrontare lo spazio disco con un unità di misura standard, tipo 32 BB, ne consegue che utilizzassimo i soli criteri tecnicistici per scegliere il dispositivo adatto, potremmo fare scelte sbagliate.

Posso installare photoshop?

Apple e Adobe non sono certo due aziende che vanno troppo d’accordo, ma Adobe sembra recuperare terreno avendo un App chiamata photoshop su entrambi gli store dei tablet, lo stesso si può dire per Autodesk. Per le aziende di grosso calibro non è un problema sviluppare per più piattaforme, la differenza dei due store è sostanziale invece per trovare delle app sviluppate da indipendenti (il soffio vitale dell’innovazione) dove sviluppare per la piattaforma android diventa “di fatto” più difficile e meno proficuo.

Più difficile perchè android è installato su una così grande varietà di dispositivi e una così alta varietà di dimensioni diverse dello schermo che fare un app che vada bene su tutti è praticamente impossibile: questo si traduce o in ore di sviluppo per tenere aggiornate varie versioni della propria app, oppure in malfunzionamenti su certi dispositivi.

Meno proficuo perchè in base alle statistiche di piccoli e grandi sviluppatori, il taget di persone che acquista android normalmente mal sopporta di spendere anche soli pochi euro per un app preferendo sempre e comunque app gratis oppure illegali.

Contenuti

Dopo tutte le considerazioni del mercato e della tecnologia, arriviamo finalmente a cio che facciamo con quello strumento, ovvero accedere ai contenuti. Per quello che riguarda la navigazione web, ogni dispositivo è sufficientemente adeguato per leggere le pagine, gestire posta e mappe, anche se in quest’ultimo campo Apple ha perso qualche punto 😛

Ma oltre agli utilizzi strettamente personali, utilizzando il tablet in aula le esigenze diventano molteplici: condividere un documento con più persone, scambio di foto e contatti, piattaforme di condivisione.

Sotto quest’aspetto diventa cruciale utilizzare una nuova metodologia di distribuzione dei contenuti, superando l’inerzia di chi vorrebbe a tutti i costi trovare i “file”. I servizi Cloud sono sicuramente alla base di questa trasformazione sia perchè spostano l’attenzione sul contenuto vero e proprio, sia perchè rendono accessibili i dati anche al di fuori della rete aziendale o scolastica, che risparmierebbe anche sui costi di gestione interni. Per questo motivo sono indispensabili strumenti che consentono di gestire il passaggio dal vecchio modello al nuovo modello, un esempio su tutti quello degli ebook. Se il primo passaggio è quello di convertire file di Word e Pdf in formato ebook, il secondo passaggio è quello di creare contenuti direttamente in quel formato e il passaggio ancora successivo e quello di avere a disposizione un formato che vada oltre al concetto di “libro tradizionale”.

Uno dei formati più adatti a questo scopo è quello introdotto da Apple e chiamato iBook, che permette di avere a disposizione in un unico pacchetto strutturato, distribuito e acquistabile come un App, documenti, multimedia e oggetti interattivi tipici dei siti internet o delle App stesse.

Conclusione

Le mie conclusioni personali, in base all’utilizzo, sono che al momento attuale, la piattaforma di Apple consente una maggiore stabilità tra hardware e software, un più vasto ecosistema, che comprende Apps, libri interattivi e il progetto iTunesU.

Purtroppo la concorrenza non ha ancora raggiunto tali livelli e mi auguro che presto possa avvenire, perchè la concorrenza è sempre cosa assai sana.

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Nuovi sistemi operativi crescono

Dopo la mia ultima ubuntificazione, mi sono rimesso a guardarmi attorno sull’ambito dei sitemi operativi, e devo dire che, rispetto agli ultimi anni, c’è parecchio fermento in un area dove i giochi sembravano essere chiusi da molto tempo. Certo, il fermento è dovuto soprattutto all’introduzione di nuove tipologie di hardware, dagli smartphone ai tablet fino ai netbook, ma il pinguino africano sembra davvero in ottima compagnia.

Nell’ultimo Google i/o sono state mostrate alcune delle caratteristiche che potrebbero far ben sperare sul futuro del progetto ChromeOS (ChromiumOS).

Le caratteristiche di questo SO sono davvero interessanti, l’idea di utilizzare un browser come SO certo non è nuovissima, ricordo ancora la prima volta che provai il BizantineOS, una distro linux basato su XUL di Mozilla, ma l’implementazione di Google ha dei punti di forza davvero eccezionali e l’integrazione tra il web e il sistema locale è molto armonico. Tra le funzioni che dal web sono integrate sul PC troviamo la nuova funzione di installazione delle web app e il Chrome web store, mentre con webgl e le librerie native client è addirittuta possibile giocare a quake, dentro al browser!!

Non mi è ancora chiaro il target di questo sistema operativo, ma forse non è nemmno chiaro come si svilupperanno i computer a livello hardware: la suddivisione stà diventando sempre più capillare e siamo solo all’inizio. Per definire un oggetto con finalità di computazione oggi, non è più sufficente parlare di computer, ma dovremmo, perlomeno, declinarlo in modo più specifico utilizzando i neologismi nati di recente: smartphone, netbook, tablet, set-top-box, mediacenter, laptop, notebook, e per le fasce industriali, Workstation, servers rack, mainframe, Cloud!!!!

Google ha ben 2 Sistemi operativi, oltre a chromeOS, anche Android entra a pieno diritto nella categoria.

Anche Apple , dopo Mac OSX, ha un altro SO molto famoso ed in continua evoluzione MacosxMobile, già piazzato su milioni di iphone e, dopo il lancio dell’ iPad con lo stesso OS, le prospettive di crescita fanno ben sperare sulla sua diffusione.

Microsoft invece, non riesce ad uscire dalla logica del PC generalista, anche se la Xbox stà diventando un prodotto davvero ricco, e le anteprime di Windows phone 7 lasciano intravedere qualcosa di davvero originale.

Ma tutto il fermento del settore si nota dall’avvendo di nuovi players, piccoli e grandi.

La prima interessante novità è costituita dalla fusione di 2 sistemi basati su Linux, sviluppati da 2 grossi nomi: Intel e Nokia. Il primo aveva dato vita al progetto MobLin, la seconda al progetto Maemo, entrambi 2 SO adattati per i netbook: il risultato è appena uscito in versione 1.0, si Chiama MeeGo. Purtroppo non son riuscito a vederlo all’opera: scaricando l’immagine dal sito, sia vmware su Mac, che virtualBox su ubuntu, non riescono ad avviare la macchina 😦 , ma le recensioni in giro ne parlano molto bene, unica cosa che non mi convince è la grafica.. un po’ troppo fumettosa per i miei gusti 🙂 .

Per restare in casa Nokia, sono da tenere in considerazione 2 fatti importanti, il primo è che nokia aveva acquisito Trolltech, e quindi ora ha acquisito i diritti per le librerie QT, alla base di molte applicazioni libere, e cuore di KDE, l’altra è che di recente ha rilasciato in Open Source il SO Symbian, che potrebbe avere sviluppi molto interessanti.

Tra le mosse dei Big del settore, spicca l’acquisto di Palm da parte di HP, che ora potrebbe utilizzare il Sistema operativo webOS, creato per lo smatphone Pre , magari anche per prodotti nuovi e diversi, visto anche la cancellazione del progetto Slate, che, assieme a Microsoft,  doveva costituire il rivale di iPad.

Ma mentre i big del settore creano, sondano, acquisiscono e brandizzano, dalla comunità Open Source si sta facendo largo un po’ di aria fresca. il progetto GNU, ma soprattutto Linux ha ormai dissolto qualsiasi dubbio sul valore, sulla qualità e sulle energie disponibili nella comunità, ed è con queste speranze che da diversi anni, alcuni sviluppatori, si sono messi a riscrivere sotto licenza MIT il vetusto ma innovativo Sistema Operativo BeOS, dando vita ad un nuovo progetto quantomai interessante: Haiqu : consiglio di ascoltare la recensione di Tecnica Arcana .

Le caratteristiche che fanno brillare questa stella sono sicuramente basate su performance eccezionali, anche grazie al suo target di computer Desktop, senza nessuna pretesa di avere versioni server: veder girare  6 flussi video senza rallentamenti… è davvero emozionante.

Novità interessanti dal Google I/O

E’ da poco finito il consueto appuntamento annuale di Google, e anche sta volta, le novità sono tantissime: di tutto quello che è emerso, 2 notizie mi hanno particolarmente colpito:

La prima riguarda una visione che avevo subodorato qualche tempo fa, quando bigG acquisì l’azienda OPN2, proprietaria di un codec davvero ottimo: il VP versione8 . Il giorno stesso che lessi la notizia lessi anche la richiesta della FSF, che chiedeva proprio a Google di rendere quel codec Open e “regalarlo” alla comunità.

Detto.. fatto!

Il progetto  è molto interessante perchè è probabilmente la “summa” di diversi progetti e visioni, e protrebbe davvero porre una pietra miliare tra alla pletorao di combinazioni codec/container, alla quale è obbligato chiunque cerchi di fare editing video, sia dal punto di vista della qualità, ma soprattutto sulla compatibilità con devices.

Anzitutto bisogna ricordare  la storia di questo codec nelle varie versioni:

La storia di quest’aziena inizia davvero agli albori dei codec video: nei primi anni 90, con la tecnologia Truemotion faceva concorrenza a Cinepack e Indeo. Nela 2003, la versione 3 del codec (Vp3) veniva rilasciato sotto licenza BSD, consentendo quindi a Xiph di realizzarne un fork, che diventerà solo nel 2008 il tanto discusso codec-universale-open-html5 Theora.

La versione (proprietaria) 6, del 2003, veniva usata dalla BBC, ed era il preferito nel Flash player 8, venivano anche implementate le liberie libavcodec, componente open per la decodifica di questo codec, con i soliti problemi legali.

La versione 7 del 2005 era il componente chiave per Direcshow di Microsoft e già supportata da Adobe Flash , utilizzata , tra l’altro, anche da Fox per i suoi contenuti streaming, ma non era supportata dai sistemi NON-Windows.

L’azienza ha quindi un esperienza ventennale nell’ambito, e Google ha pagato cento milioni di dollari per averla, l’ultima incarnazione del codec poi, la versione 8, pare davvero molto performante, alcuni parlano di 50% più performante di h264.

Ma Google, ha fatto di più che acquisire un codec e renderlo free, l’oggetto di cui ha parlato Google è molto più ampio, dove VP8 ne è “solo” il codec video: il progetto si chiama WebM, e credo proprio che ne sentiremo parlare spesso in futuro.

Quello che ha fatto Google è mettere assieme le migliori tecniche, renderle legalmente utilizzabili e tecnologicamente integrate e semplici, per dare un impulso senza precedenti alla distribuzione dei contenuti video su Internet e credo proprio che l’infrastruttura sia molto elegante.

Vp8 come codec video, ma anche vorbis come codec audio, e una versione semplificata di Matroska come contenitore per entrambi: il cocktail è dunque completo, e l’equazione è :

WebM = (Vp8+Vorbis)*Mkv

La seconda notizia che proviene dal Google i/o, è invece quasi un concept, nulla di ancora visibile, anche se forse ne capisco il motivo. Il lancio sembrerebbe davvero qualcosa di epocale: Google TV, che, se pensato assieme al Chorme Marketplace (vendita applicazioni e Musica) sembre davvero poter dar fastidio a qualche altro grosso e meloso concorrente 🙂 (leggi iTunes, AppleTV e h264).

Ma oltre alle implicazioni di servizi dove dire chi ha copiato da chi è molto difficile, proprio sul nuovo formato video, c’è chi sostiene che il nuovissimo WebM sia troppo simile al suo diretto concorrente H264.. Bah, staremo a vedere…

Google Earth aumentato con i Video

E’ da diverso tempo che leggo nell’aria un gran fermento per questa “realtà in continuo aumento”

Appunto.. la Realtà aumentata (AR)

Questa innovazione è  stata catapultata, da diversi mesi ormai, dall’ambito della ricerca a quella del mercato, passando per un marketing virale, un pò strillato ma brillante.

Diversi sono gli approcci delle realtà in movimento in quest’ambito, si passa da probabili killer-application a speculazione bella e buona, da brillanti intuizioni a vecchi remake.

La fonte che trovo più interessante è il blog dell’amico Cristian, che ritengo una delle più assortite in lingua italiana.

Come al solito, dopo aver letto di tutto, mi sono sporcato un po’ le mani, e devo dire che ho assaporato quella sana estasi che ti procura il desiderio di FARE.

Una delle applicazioni più interessanti è stata AR-media, con la quale, in pochi click, webcam e stampante, mi sono divertito a prelevare modelli 3D dal fornitissimo Werehouse di google e importarli attraverso il plugin di sketchup per vederli apparire sul palmo della mia mano :))

La realtà aumentata è stata anche uno dei motivi che mi hanno spinto a comprare il nuovo iphone 3GS, che con il suo magnetometro integrato ora riesce a sfruttare appieno i vari browser AR, e molte altre applicazioni stanno affiorando nell’app store che lasciano presagire un interesse sempre maggiore all’argomento.

Ma l’esperienza più bella è stata di imbattermi in un fantastico esperimento: se fondiamo il concetto di realtà aumentata con Google Earth e Youtube, viene fuori un mix strabiliante e succoso: l’augmented Google Earth with Video !

Godetevi il video

Sembra proprio che dopo aver sperimentato le seconde vite virtuali, gli esseri umani si stiano concentrando a fondere lo spazio con il cyberspazio, l’internet con l’outernet… spirito e materia.

Google wave su strada

Da qualche giorno ho finalmente ricevuto l’invito alla beta privata del nuovissimo servizio Google Wave, grazie a Babele che ha usato uno dei suoi inviti.

wave

La mia prima impressione è quella di trovarsi davanti ad un aggregatore (tipo RSS) che ti consente di filtrare, organizzare conversazioni, documenti e progetti.

Una delle cose che impressiona di più all’inizio, è la simultaneità delle azioni: vedere un documento che si crea in tempo reale, fino a poter osservare la digitazione di qualcun’altro, e qualcosa che affascina e spaventa. La possibilità di “tornare indietro nel tempo” e ricostruire tutta la storia fino al suo primo post, da un senso di onnipotenza….

Il software in se è fatto davvero molto bene, interfaccia limpida e controlli precisi, alcune scelte forse sono discutibili (come la barra dello scroll), ma nell’insieme tutto il framework e la gestione dei task da l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa che assomiglia di più ad un sistema operativo che ad un client di posta.

La cosa più affascinante che si stà delineando, è il cambiamento di approccio, di mentalità e di abitudini, che iniziano anche dai termini:

Quando inizio una “conversazione” non so ancora che cosa diventerà:

potrebbe diventare una chat, se inizio con un amico che è online in quel momento

potrebbe diventare un thread, oppure un forum, nel caso intervengano in modo asincrono altri amici

potrebbe diventare un documento, un progetto, che parte tipo wiki se aggiungo dei collaboratori, e puo’ concludersi in un documento vero e proprio

potrebbe diventare un flusso tipo lifestream che finisce su facebook o sul mio blog

Ma il bello è che puo’ diventare non UNA di queste cose, ma anche TUTTE, e anche in tutte le sfumature possibili.

Da questo ne deriva che quando inizio qualcosa di nuovo, inizio una nuova WAVE!!  La metafora è davvero suggestiva, un onda che parte, che potrà esaurirsi subito, oppure diventare uno tsunami!

Gli interventi fatti da ognuno, non possiamo chiamarli ne post, ne chat, ne email, ma anche qui ci viene in aiuto un nuovo termite: BLIPS (se qualcuno capisce quale sia la metafora mi faccia sapere).

Babele ha iniziato una wave che stà diventando interessante, non tanto per il contenuto, ma per sperimentare l’usabilità, la scalabilità e soprattutto.. lo stressing del sistema: la wave ha anche un titolo molto significativo 🙂

area

La wave ha raggiunto 45 Membri ed ha 285 interventi (blips), che non sono propriamente alti numeri, ma ci si accorge già di alcune cose importanti:

Con alti numeri di interventi in thread, risulta complicato districarsi agevolmente, ed è molto importante riuscire a raggiungere i nuovi elementi non letti, chiamate le “creste dell’onda”.

Anche aggiungere widget, come video, foto, audio puo’ appesantirne la navigazione e anche stressare parecchio il browser.

La soluzione a queste ed altre questioni non è probabilmente da ricercare nell’intervento sull’interfaccia o sulle funzionalità da parte di Google, ma piuttosto di una netiquette specifica, che solo a lungo raggio potrà influenzare il software: qualcuno l’ha già battezzata Waviquette !

Ho fatto anche alcune prove di cross-browsing, la migliore combinazione mi risulta sorprendentemente Safari 4 su OSX e non Chrome su Win(Firefox se la casa comunque egregiamente, anche su Linux.). Mi è parso davvero strano questo, ma spero che sia sintomo di bontà del progetto: sarebbe troppo comodo per Google, e troppo rischioso per gli utenti, se Wave fosse indotto a funzionare meglio con il Google-browser. Per quello che riguarda il Microsoft-browser-versione-8, l’unico senza supporto HTML5 e con un acid test che peggiora ad ogni nuova  versione, c’è ancora molta strada da fare..

foto iphone google wave

Buone notizie invece per le piattaforme mobili: su safari4mobile (iphone) la web-app funziona davvero bene, dopo aver confermato che si vuole usare l’app anche se il browser non è supportato, mancano ancora tutte le funzioni della sorella maggiore, ma promette davvero bene. A breve dovrei metter le mani anche su un Hero con Android, poi lo posto tra i commenti.

Intanto godetevi questo video “Pulp Wave Fiction”, davvero geniale, persino per chi non ha ancora usare Wave :))

Google wave, un ONDAta di idee nuove

E’ da qualche giorno ormai che si è svolto la conferenza degli sviluppatori, e fra tante idee, progetti e iniziative, quella che (mi) ha suscitato più emozioni è stata la presentazione al mondo di Google Wave.

Ma di cosa si tratta esattamente?

Lo sloogan con il quale è stato introdotto l’argomento è particolarmente significativo: Wave nascie in risposta ad una semplice domanda: “Come sarebbe la posta elettronica se fosse inventata oggi?”.

Ma questo è solo l’inizio del discorso, definire Wave un nuovo modo di usare la posta elettronica è come dire che il computer è una macchina per scrivere del testo.Se qualcuno di più tecnico invece pensa ad un rivoluzionario protocollo per sostituire i vecchi POP/SMTP/IMAP , anche questo è limitativo: forse è cosi’, ma il nuovo protocollo sarà basato NON su protocolli e porte nuove ma su metodi già consolidati come l’http, utilizzando quindi il web, attraverso ajax e API.

Ma la rivoluzione sta altrove, sta nell’integrazione, nella condivisione e nell’usabilità.

Integrazione:

Scrivere una mail, cambiare lo stato in uno dei social network, postare su un blog, partecipare ad un forum, srivere in modo collaborativo su un wiki, aggregare tutti i commenti di una notizia da diverse piattaforme, e fare tutto questo da un unica interfaccia, basata ovviamente su web-application.

Condivisione:

Utilizzare uno strumento che gestisca tutte queste informazioni e funzioni, che è rilasciato con licenza Open Source, in modo da non dover utilizzare UN solo servizio, ma di poter usare questo metodo, fornito da terzi, e anche, perchè no, di farne una variante propria.

Usabilità:

L’interfaccia consente di gestire tutta questa complessità in modo davvero innovativo e minimalista: si potrà aggiungere uno o più allegati attraverso il Drag and Drop, trasormare una mail in un post con un click, trasformare una mail in un thead di un forum e viceversa, si potrà vedere la storia di una conversazione con uno “slide del tempo” in modo intuitivo e naturale.

E’ davvero difficile riassumere in breve tutte le meravogliose innovazioni di questo strumento, personalmente credo che valga davvero la pensa di prtendersi 2 ore e vedersi la presentazione in inglese: raramente ho passato un ora e mezza su youtube senza stufarmi.

Credo proprio che questa innovazione/evoluzione/rivoluzione possa davvero cambiare le modalità con la quale concepire le comunicazioni e le interazioni, a cominciare dallo stesso concetto di comunicazioni: attraverso un “wave” sarà possibile definire di volta in volta, e modificare sempre in tempo reale il tipo di comunicazione, senza dover per forza definirlo a priori:

esempio:

se dico “invio una mail” sarà sempre una comunicazione personale, o ad una, o a più persone, o da un essere umano o da un bot, ma rimane sempre una comunicazione uno-a-molti, di tipo non pubblico.

Se duco faccio un post, rimane sempre una comunicazione pubblica, fatta su un servizio da definire e non posso conoscere l’identità di chi legge.

Queste modalità sono ormai talmente consolidate che sarà difficile poter cambiare del tutto, ma immagino nuovi usi e quindi nuovi comportamenti, a cominciare da frasi come “ho fatto partire un wave”, “condividimi quella wave”,  “rendo privata la wave relativa a quell’argomento”, o chissa…

Sara maschile come WAVE in lingua inglese, oppure femminile come ONDA?

probabilmente i francesi la tradurranno in “vague” e noi italiani? useremo anche noi il termine ONDA? carino no?

Matrimonio (segreto?) tra Apple e Google

Non è certo un segreto che le due società hanno degli interessi comuni, hanno una partnership su diverse filiere e sono in buoni rapporti, ma prendendo spunto da questa notizia mi è venuta voglia di indagare più a fondo la relazione tra queste 2 aziende.

Da diverso noto che tutti gli speech di google sono fatti usando dei McBook, con la melina di Apple in bella mostra nel video, tutte le slide utilizzano lo sfondino caratteristico di keynote di Apple, ma anche negli screencast di diversi software, uno fra tutti la suite di programmazione per Android, Eclipse, che viene sempre mostrata sotto MacOSX.

Questo in modo particolare mi ha fatto riflettere: se un azienda come Google, volesse davvero promuovere Android come vera alternativa all’iphone, certo non promuoverebbe una piattaforma (macosx) che ha la sua naturale espansione di sviluppo verso il macosx mobile montato su iphone, ma questo è solo uno dei tanti dettagli.

Apple ha sempre inserito i servizi Google tra le sue feautures pi innovative, a partire dalle mappe (sia per iphone, ma anche sul nuovo iphoto), come motore di ricerca predefinito per Safari, come servizio per sincronizzare la rubrica di sistema con Gmail etc etc.

Una delle cose che mi aveva colpito in modo particoare era stato il riconoscimento dei volti: prima uscito su piacasa (Google) e subito dopo apparso su iphoto 09 : che abbiamo la stessa matrice ? Già da agosto 2006, con l’acquisizione di neven Vision Google aveva annunciato il riconoscimento facciale per picasa, ma non mi stupirebbe scoprire che il riconoscimento facciale di iphoto fosse fatto con la stessa tecnologia  di bigG.

Altro argomento interessante sono le persone coinvolte: è stato sufficiente dare uno sguardo al board director di Google e di Apple, per trovare 2 interessanti corrispondenze:

La prima è Eric Schmidt: per i non addetti ai lavori puo’ sembrare un illustre ignoro, ma probabilmente siamo di fronte ad uno dei più grandi strateghi sulle tecnologie (e il bussiness) degli ultimi tempi: basta dare uno sguardo alla sua biografia per rendersene conto (in SUN era CTO del progetto Java, poi  CEO di NOVELL ).

Nel 2001 approda in Google dove i due fondatori sotrici lo inseriscono a pieno titolo in mezzo a loro, tanto che oggi si parla di triumvirato di Google, intendendo Brin, Page e appunto Schmidt.Dal 2006 è nel direttivo di Apple.

La seconda corrispondenza è un certo Dott. Albert Gore Jr. , che il grande pubblico ha conosciuto grazie al film “una scomoda verità”, al premio Nobel per la pace ricevuto nel 2007, meglio conosciuto com AL GORE , l’ex vicepresidente degli Stati Uniti d’america, o come ama definirsi lui , l’ex futuro presidente, degli Stati Uniti d’America 🙂

Se consideriamo che queste due persone sono a strettissimo contatto con il neo elettro presidente Barack Obama.. beh, credo proprio che abbiano creato una miscela esploriva di cervelli, potere, tecnologia e bussiness, che ha tutte la certe in regola per guidare un eveoluzione tecnologica e traghettare l’intero mercato verso il prossimo futuro, l’unica ricetta per uscire da una crisi che sta erodendo le certezze della civiltà occidentale.

Dando poi un’ occhiatina ai nomi dei direttori delle varie aree, sarebbe interessante andare a scoprire la biografia di molti di loro, ma una delle cose che salta subito all’occhi è un personaggio che risulta tra gli “ingenieri” a libro paga di Google: un certo Vinton Cerf. Anche chi non è addentro al mondo potrebbe (o dovrebbe) conoscere questo nome: qualcuno lo definisce il padre di Internet anche qui, basta un occhiata alla sua biografia, per capire che potrebbe davvero dare un contributo enorme alla rete tutta e uno dei suoi primi progetti da quando è in Google lo sta dimostrando.

Per concluedere, macosx si conferma uno dei migliori OS in circolazione, con la benedizione di Google, che trova in Apple un partner completamente complementare : servizi , e piattaforma web l’uno, hardware e SO l’altro, con delle interessanti intersezioni, sopratuttto in ambito mobile, dove i due sistemi operativi per piattaforme mobile si trovano ad occupare fascie sempre più ampie, uno basato su Linux (Android) uno su BSD (iphone), il primo open source, il secondo proprietario, il primo gira tu moltissimi hardware di terzi, il secondo giro solo un un unico hardware proprietario, entrambi utilizzano servizi online basati su Google, e non mi stupirei se scopèrissi anche la portabilità delle applicazioni da un soistema all’altro.

e Microsoft… inizia a farmi persino un po’ pena :))